Bergson - la duree contro la spazializzazione del tempo

L'evolution creatrice (1907) e la critica al tempo dei fisici

Mauro Pacetti · Vol. IX (Filosofia della TTO)

Abstract. Henri Bergson, in opere come Saggio sui dati immediati della coscienza (1889) e L'evolution creatrice (1907), distingue radicalmente fra il tempo dei fisici (spazializzato, suddiviso in istanti) e il tempo della coscienza (la duree, durata pura, indivisibile). La sua famosa controversia con Einstein nel 1922 (Sociétè francaise de philosophie) ha segnato la rottura fra filosofia continentale e fisica relativistica. La TTO 2026 propone una sintesi: il tempo della fisica e discreto sotto (tau_obl), continuo sopra (esperienza), e il PRR del Vol. I Cap. 15 lega il ritmo dell'osservatore alla griglia universale.

La duree pura

La duree toute pure est la forme que prend la succession de nos etats de conscience quand notre moi se laisse vivre, quand il s'abstient d'etablir une separation entre l'etat present et les etats anterieurs.

"La durata pura e la forma che assume la successione dei nostri stati di coscienza quando il nostro io si lascia vivere, quando si astiene dall'establire una separazione fra lo stato presente e gli stati anteriori."
- Bergson, Essai sur les donnees immediates de la conscience (1889).

Per Bergson, c'e una differenza qualitativa fra:

La controversia con Einstein (1922)

Il 6 aprile 1922, Bergson e Einstein si incontrarono alla Sociétè francaise de philosophie a Parigi. Bergson contestava l'idea einsteiniana che il tempo possa essere "dilatato" relativisticamente: per lui, c'era un solo tempo, quello della duree, indivisibile e oggettivo. Einstein rispose seccamente: "Il tempo del filosofo non esiste. Esistono solo un tempo psicologico e un tempo fisico."

La frattura fu netta. Bergson pubblico Duree et simultaneite (1922) per difendere la sua posizione; la fisica seguì Einstein. La filosofia continentale del XX secolo eredito la prospettiva bergsoniana; la fisica accademica la rigetto.

La sintesi TTO

La TTO 2026 propone una via che non e ne quella di Bergson ne quella di Einstein:

Bergson recuperato

Bergson aveva ragione su un punto fondamentale: l'esperienza del tempo non si riduce alla misura dell'orologio. Per il moscerino, un nostro minuto contiene 250 frame al secondo (interludio Vol. I); per noi, 50-60 Hz. Il "tempo soggettivo" di un osservatore dipende dal suo ritmo proprio. Cosa che Einstein, nella sua replica del 1922, non aveva voluto riconoscere.

La TTO recupera questa intuizione bergsoniana ma la oggettiva: il ritmo dell'osservatore e una grandezza fisica calcolabile (frequenza propria nu_propria), non un'esperienza ineffabile della coscienza.

Bergson superato

La TTO supera Bergson nel rifiutare la indivisibilita della duree. Bergson sosteneva che il tempo della coscienza non puo essere diviso senza alterarlo. La TTO sostiene il contrario: il tempo e diviso, sotto, in Oblivion individuali, ognuno calcolabile. La continuita della duree e un'illusione di lettura - lo stesso tipo di illusione che fa apparire la Divina Commedia un flusso poetico mentre e un sistema rigorosamente discreto di terzine endecasillabe (vedi Vol. VIII Cap. 9).

Riferimenti

Risorse

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